lunedì 25 agosto 2014

Shut the box: un gioco educativo fai-da-te

Qualche tempo fa, prendendo ispirazione dal blog Mamma giramondo ho costruito con mia nipote un gioco molto simpatico e semplice che ha come oggetto la matematica. Si tratta di un gioco utile sia a casa che a scuola.
Si chiama Shut the box e pare fosse un gioco utililizzato dai marinai qualche secolo fa per passare le serate giocando ai dadi. Con i bambini è facilissimo costruirlo (bastano alcuni materiali facilmente reperibili in casa):
- una scatola di cartone non troppo grande
- nove mollette di legno
- due dadi
- un bastoncino di legno (io ho usato uno spiedino)
- un pennarello scuro


Il tutorial per costruirlo lo trovate qui, è piegato molto bene: Mamma giramondo, tutorial Shut the box.

Vi posto qui le regole, spiegate bene da Mamma giramondo sotto al tutorial per costruirlo:
Le regole sono semplicissime. All'inizio della partita tutte le mollette sono alzate con i numeri ben visibili.
Il primo giocatore tira i dadi e abbassa la molletta o le mollette che sommate tra loro danno il numero uscito.
Es. Se escono il 4 e l'1 il giocatore può decidere di abbassare:
il 5
Il 4 e l'1
il 3 e il 2.
Una volta "chiusi i numeri" lo stesso giocatore ritira i dadi e continua il gioco fino a che non sarà più in grado di abbassare le mollette.
A questo punto somma i numeri rimasti e questo sarà il suo punteggio.
Nel caso in cui il giocatore sia riuscito ad abbassare tutti i numeri allora realizza Shut the box, chiude la scatola e beh, ottiene il punteggio massimo ossia 0.
Il gioco passa al secondo giocatore che procede allo stesso modo e così via.
Vince il gioco chi ha realizzato meno punti.

lunedì 18 agosto 2014

Percorso didattico sulla città

Oggi vorrei proporvi un progetto che avevo messo in atto qualche tempo fa con un paio di classi terze, per fare un approfondimento sulla nostra città, Voghera. Si tratta di un percorso alla scopertà di curiosità, gastronomia, leggende della propria città.
Il mio obiettivo era anche abituare i bambini a lavorare in gruppo, per cui, oltre agli obiettivi di apprendimento, avevo quello non detto della cooperazione, da qui infatti l'impostazione basata su discussioni e lavori in piccolo gruppo.

I colleghi miei compaesani potranno prendere spunto abbastanza fedelmente, mentre gli altri potranno utilizzare lo schema proposto e le dritte che metterò in corsivo.

(Clicca qui per vedere i prodotti finali dei bambini:
Guida realizzata dai bambini e
Immagini e disegni del progetto concluso)

PERCORSO DIDATTICO: ALLA SCOPERTA DELLA NOSTRA CITTÀ

DESTINATARI: classe terza

MATERIALI: libri, fotocopie, fotografie, cartellone, album da disegno.

OBIETTIVI:
- ampliamento delle conoscenze dichiarative (sul territorio) e procedurali (come indagare il territorio):
 ampliare la mappa mentale della città;
 acquisire informazioni e dati su monumenti, luoghi d’interesse e tradizioni;
 localizzare la città e i suoi luoghi caratteristici sulle mappe;
 sviluppare le capacità di scelta di fonti e strumenti ai fini della ricerca.

giovedì 14 agosto 2014

Recensione testo "Il libro dei dettati"

Il libro dei dettati
Esercitare e verificare le abilità ortografiche, fonetiche e fonologiche
di Graziella Tarter e Monja Tait
Erickson

Oggi vorrei parlarvi di dettato, in particolare dell'approccio proposto da questo testo che ritengo molto interessante e utile. Quest'anno, occupandomi di una classe prima, mi sono posta il problema del dettato; avendo deciso di non abbandonare questa pratica e ritenendola utile per apprendere e consolidare le abilità fonologiche prima e le difficoltà ortografiche poi, avevo bisogno di testi da dettare. Cercando e cercando mi sono imbattuta in questo testo della Erickson e ho iniziato a studiarlo.
Vediamo qui di approfondirne i punti di forza e debolezza.

Modelli teorici di riferimento
Il testo inizia con un breve excursus di ripasso sulle principali teorie sull'apprendimento della scrittura, utile per capire il senso di questo libro. Segue anche una bella suddivisione degli errori in fonologici, non fonologici e altri, alla base di tutta la struttura di questo testo e della costruzione delle esercitazioni.

Le due vite del dettato
Argomento che ho potuto approfondire grazie a questo volumetto è la distinzione del dettato in due categorie: il dettato per apprendere e il dettato di verifica.
Il dettato per l'apprendimento è un dettato più semplice, possiamo dire, in cui l'insegnante si sofferma molto sulla ripetizione di parole, sillabe, dà suggerimenti sull'ortografia, fa capire che in una parola c'è una difficoltà ortografica, si sofferma molto su alcuni dettagli. Si tratta di una tipologia di dettato, a mio parere, utilissima: grazie a questa modalità i bambini si soffermano molto a pensare alla parola mentre la scrivono, ricordano regole e di conseguenza le applicano, o per lo meno si pongono delle domande sulle parole, non solamente le scrivono passaivamente. Questa modalità mi è stata molto utile anche e soprattutto in prima, quando i bambini sono ancora molto incerti.
Il dettato di verifica serve per valutare gli apprendimenti e deve essere svolto con meno ripetizioni, meno suggerimenti e in tempi uguali per tutti.

domenica 10 agosto 2014

Schede sì o schede no (alla primaria)?

L'uso delle schede: pro e contro
Oggi vorrei parlarvi di una cosa che mi sta a cuore: l'utilizzo delle schede didattiche nella scuola primaria.
La mia formazione universitaria in Bicocca mi ha portato a entrare a scuola con tanta voglia di modernizzare tutto, a tal punto da abbandonare l'uso smodato delle schede.
Non ci sono testi specifici che parlano di uso delle schede sì o no, ma le teorie di riferimento sono chiare: a partire dalle scuole attive e poi grazie al sociocostruttivismo abbiamo capito che al bambino serve l'esperienza, il mettere le mani in pasta, il costruire pian piano attivamente la sua conoscenza; questo va abbastanza contro l'uso delle schede intese come mera applicazione ed esercitazione individuale.
Nell'osservazione delle esperienze di vita di classe, ho visto insegnanti più tradizionali utilizzare schede come fossero l'unica strategia possibile, insegnanti contrarie che si ostinano a non ricorrervi e insegnanti che riescono a mediare in maniera, a mio parere, coscienziosa.

Le domande che mi sono posta
Alla fine, ho cercato di venire incontro al problema cercando di pormi alcune domande, come sempre. Perchè uso le schede? Quando le uso? In quali casi sono didatticamente efficaci?
Alcune risposte sono ovvie e comuni a tanti insegnanti: uso le schede perché sono veloci, mi permettono di fare in un'ora il doppio di ciò che farei facendo scrivere gli esercizi ai bambini, le uso quando ho fretta e non ho tempo di preparare delle attività o quando i bambini sono stanchi e per loro scrivere sarebbe troppo faticoso, le uso quando vedo che servono, che portano a dei risultati.
Poi i genitori: se vedono il lavoro sulla scheda (o in generale sul quaderno) sanno che è stato fatto, sono più contenti e tranquilli, anche se magari lo stesso esercizio si sarebbe potuto fare a voce alla lavagna.

giovedì 7 agosto 2014

La comprensione del testo dei problemi

Durante il tirocinio finalizzato al conseguimento dell'abilitazione per il sostegno, ho avuto modo di lavorare con la mia tutor e i bambini a un progetto sulla comprensione del testo problema.
Senza entrare nel merito delle problematiche specifiche dei bambini con cui mi è capitato di lavorare in quell'occasione, basta sapere che il breve percorso che vi propongo può essere sfruttato (con i dovuti adattamenti, come sempre) a bambini di classe IV o V con disturbi dell'apprendimento che implicano disfunzioni nella sfera sia della lettura che del calcolo; questi disturbi possono essere dovuti a una disabilità o semplicemente a un disturbo specifico dell'apprendimento.
Il percorso si propone di potenziare, in bambini con disabilità o con DSA, la comprensione del testo problema; sappiamo infatti che la comunità scientifica ha stabilito quasi all’unanimità la non incidenza della discalculia nella risoluzione dei problemi aritmetici che non sono, infatti, inclusi nella diagnosi. Nella pratica didattica, però, si può osservare come il bambino con discalculia per un motivo e con dislessia per un altro, si trovi in difficoltà di fronte ai problemi aritmetici: se per i bambini dislessici il problema si trova nella decodifica e nella comprensione del testo, per il bambino con discalculia risulta difficile la parte della risoluzione: la pianificazione dei passaggi e il calcolo.
Questo percorso è una bozza di un lavoro che si può fare in modo più approfondito con tutta la classe (spesso si riscontrano in tutti i bambini poca attenzione al testo e sbrigatività) o solo con i bambini che ne hanno necessità.
I problemi esemplificativi riportati più sotto sono volutamente semplici e con numeri bassi, perché il focus del percorso non è il calcolo aritmetico ma il lavoro di comprensione e rappresentazione mentale dei problemi.

Potenziamento della comprensione del testo problema
DESTINATARI: alunni di classe IV o V con bisogni educativi speciali

OBIETTIVO: Potenziare la comprensione e la rappresentazione di situazioni problematiche quotidiane.
AREA DISCIPLINARE: logico-matematica; problema aritmetico.

martedì 5 agosto 2014

Recensione testo "Le difficoltà nell'avvio della lettoscrittura"

Le difficoltà nell'avvio alla lettoscrittura
Come affrontare gli errori ricorrenti lavorando con parole, frasi e brani
di Emanuela Siliprandi e Claudio Gorrieri.
A cura di Giacomo Stella
Giunti scuola
Si tratta di un libro che mi è stato davvero utile quest'anno; nonostante sia un libro di potenziamento e recupero, è utilizzabile anche con tutta la classe, ovviamente con tempi e modi opportuni.
Il testo è costruito per il primo biennio della scuola primaria: per il primo anno forse è più indicato come integrazione al lavoro svolto dall'insegnante; in seconda può essere usato con quei bambini che, per una difficoltà certificata o solamente riscontrata dall'insegnante, hanno bisogno di cementificare alcune abilità, o ancora di acquisirle.
Personalmente l'ho utilizzato molto quest'anno, in classe prima: le prime comprensioni di frasi e testi le ho tratte da qui, come anche tutto il lavoro sulla costruzione delle frasi.
Apparentemente è un libro fatto di schede, ma si tratta di schede che sono anche base per costruire attività simili, anche direttamente sul quaderno. Tutti i testi presentati sono in stampato maiuscolo: questo rende il volume accessibile fin da subito in prima, non appena i bambini iniziano a leggere le prime parole e frasi brevi; inoltre, per i bambini di fine prima o seconda che necessitano di un recupero, questo aiuta molto anche in caso di dislessia.
La struttura del libro, poi, è molto comoda: dopo una parte introduttiva, si entra nel merito della pratica, con le schede di lavoro, sapientemente suddivise in quattro aree: suoni semplici (con struttura consonante/vocale), suoni nascosti (dittonghi, iati, lettere ponte), suoni complessi consonante/consonante/vocale), suoni difficili (c e g dolci o con l'h, gn, gl, sc, q e cq, eccetera).
Si ha così modo di avere una successione ordinata di schede in cui si seguono all'incirca le difficoltà ortografiche argomento di studio nel secondo quadrimestre della classe prima.
Inoltre, all'interno di ogni gruppo, particolare attenzione è stata dedicata alla scelta delle attività, che spaziano tra lettura di parole, collegamenti, giochi quali le parole nascoste e i cruciverba, la formazione di parole con le sillabe e di frasi con le parole, completamenti e comprensioni di frasi (ad esempio il vero e falso) e di brani. Il tutto in ordine di crescente difficoltà. Si tratta di esercizi spesso utilizzati anche dai logopedisti durante i percorsi di riabilitazione.

sabato 2 agosto 2014

Operazioni fantastiche con le fiabe (in stile Rodari)

Per restare in tema Rodari ne approfitto per postare un percorso che avevo preparato tempo fa sulla . Non è ancora stato testato da me in prima persona, ma Rodari è sempre una garanzia, per cui state tranquilli!
narrazione e scrittura di storie

OPERAZIONI FANTASTICHE CON LE FIABE
PREMESSA: «TRATTIAMO» LE FIABE
Il percorso prende le mosse da un testo fondamentale, la Grammatica della fantasia di Gianni Rodari, un volumetto del 1973 ricco di spunti che purtroppo, a distanza di quasi quarant’anni, non sono stati colti se non da pochi insegnanti che potremmo definire innovatori.
Spesso il lavoro sulle fiabe si limita alla lettura di testi, cui segue l’analisi puntuale delle sue caratteristiche (e quindi una semplificazione delle funzioni di Propp) e in alcuni casi la richiesta di stesura di una o più fiabe che ricalchino il modello dato. Mi pare una proposta alquanto limitativa, ma soprattutto penso che così facendo si perdano per strada tutte le possibilità che le fiabe ci offrono in qualità di materiale su cui lavorare di fantasia.
Per i bambini la fiaba, grazie alla sua atemporalità, permette di esorcizzare paure, acquisire insegnamenti morali, placare inquietudini (si veda a questo proposito Bettelheim B., Il mondo incantato. Uso, importanza e significati psicoanalitici delle fiabe, Feltrinelli, Milano 1977), ma ritengo che bambini di classe III o IV primaria possano anche andare oltre, utilizzando la fiaba come materia prima da cui partire per scrivere altre storie. Rodari ritiene, infatti, che per i bambini sia difficile, se non impossibile, scrivere a partire dalla pagina bianca e per questo propone il binomio fantastico; ma anche testi già esistenti possono essere la base per nuove storie.
Questo significa che noi siamo in grado di «trattare» le fiabe classiche in una intera serie di giochi fantastici (Rodari G., Grammatica della fantasia. Introduzione all’arte di inventare storie, Edizioni EL, Trieste 1997, p. 61).
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