mercoledì 30 luglio 2014

Sviluppo delle competenze fonologiche

All'inizio di quest'anno ho raccolto una serie di giochi per lo sviluppo della competenza fonologica e matafonologica, per avere sempre a disposizione delle attività brevi e utili da fare anche solo dieci minuti al giorno, per stimolare le competenze fonologiche dei bambini di prima elementare.
Si tratta di giochi brevi, da fare in gruppo o singolarmente, fondamentali nei primi due anni di scuola primaria, sia a scuola che a casa (soprattutto in presenza di bambini con qualche difficoltà nella lettura e nella scrittura). La scuola dell'infanzia dovrebbe occuparsi, in particolare l'ultimo anno, di questo importante traguardo, coinvolgendo i bambini in giochi come questi, predisponendo percorsi appositi. I bambini che a casa o a scuola, durante la scuola dell'infanzia, hanno avuto la possibilità di giocare con le infinite possibilità della lingua, arriveranno alla scuola primaria con tutti i prerequisiti necessari, faticando molto meno; di questo sono ormai convinti tutti i logopedisti.
Ecco, dunque, una lista di giochi utili e interscambiabili, a cui dedicare dieci minuti ogni tanto:

GIOCHI FONOLOGICI

- sillabazione: giochi orali abbinando alle sillabe i palleggi di una palla o i passi in un percorso,  divisione (frasi in parole, bisillabi in sillabe, monosillabe in fonemi); giochi per indovinare il nome di un oggetto che l’insegnante pronuncia sillabando; giochi orali abbinando alle sillabe palleggi di una palla che può essere presa solo pronunciando la parola completa; gioco del fazzoletto sillabando i nomi assegnati ai bambini, trenino di sillabe

domenica 27 luglio 2014

Giocare con le spugne, a scuola e a casa

Vorrei presentarvi un'attività semplice ed economica che mi è stata molto utile durante questo anno scolastico. Lavorando su una prima, avevo chiesto ai bambini di portare da casa alcuni vecchi giochi in scatola, per passare serenamente i lunghi intervalli post-mensa nel periodo invernale.
Ho approfittato però per portare anche io un gioco fai da te, molto economico e realizzabile in pochi minuti.
Si tratta di uno spunto utile sia per la scuola che per casa.
L'idea, tratta da http://innerchildfun.com/2012/08/make-your-own-sponge-blocks.html e già rilanciata da parecchi blog di mamme, consiste nel ritagliare delle spugne (io ho utilizzato semplici spugne quadrate e sottili da cucina, molto economiche acquistate al Lidl), in varie forme: quadrati, rettangoli, triangoli di più misure.
Si riescono così a realizzare delle costruzioni estremamente silenziose, ma altrettanto stimolanti (meglio se di tanti colori): tutto ciò che è fai da te ha un fascino particolare per i bambini.
Queste particolari costruzioni, lasciate a disposizione dei bambini, sono state un utile oggetto di svago; alcuni bambini hanno costruito torri, altri paesaggi, altri ancora hanno ripassato i contorni su fogli, realizzando disegni geometrici. Quest'ultimo utilizzo ha ispirato me per un'attività di Arte e Immagine (il disegno con le forme, come potete vedere qui http://pedagogiaedidattica.blogspot.it/2014/07/anche-in-prima-si-puo-fare-arte.html).

Ricordiamoci sempre che per stimolare la fantasia dei bambini ci vuole veramente poco, anzi: meno c'è, meglio è!


venerdì 25 luglio 2014

Binomio fantastico... per principianti

Una lettera per spiegare ai non addetti ai lavori il BINOMIO FANTASTICO, intuizione di Gianni Rodari, utilissima anche ai genitori, per riempire i tempi morti in modo creativo, o durante lunghi viaggi in macchina.

Cara amica,
sicuramente sai chi è Gianni Rodari, ne avrai sicuramente letto qualche storia durante la tua carriera scolastica. Forse non sai, però, che dalla sua attività prima di insegnante, poi di giornalista e sempre di scrittore per l’infanzia ha tratto numerosi spunti per scrivere letteratura per e con i bambini.
Era convinto della necessità di dare "tutti gli usi della parola a tutti (…) non perché tutti siano artisti, ma perché nessuno sia schiavo". Era un idealista, ma anche grazie a lui oggi siamo sempre più convinti dell’importanza di offrire a ogni bambino dei momenti di… non voglio dire fantasia, la chiamerò Fantastica, come diceva lui, citando Novalis.
Ora mi dirai: “La Fantastica, la fantasia, la parola che diventa democratica… tutte belle cose, ma lo sai che io alle elementari non ho mai inventato una storia?”. Lo so, nemmeno io me ne ricordo; e ancora oggi nelle scuole vedo racconti “di fantasia” che nascono da domande stimolo, che più che liberare la fantasia la guidano lungo una strada precostituita.
Anche se sembra un controsenso, però, per i bambini è difficile creare storie dal nulla, con tutta la pagina bianca davanti a sé. Ecco perché Rodari consiglia di far nascere le storie da una scintilla, e se la scintilla non può che nascere da due cose (come il fuoco nasce dall’attrito tra il bastoncino di legno e una pietra), allora anche una storia può nascere da due parole.

Rodari è convinto che una parola crei nella nostra mente tutta una serie di collegamenti e associazioni, un po’ come fa un sasso che cade in uno stagno… Bene, ora pensa se le parole fossero due! Lui l’ha chiamato BINOMIO FANTASTICO e l’unica regola che lo governa è che le due parole siano semanticamente distanti, appartengano a due sfere diverse, creino un accostamento insolito che faccia scoccare proprio la scintilla che ci serve per avviare una buona storia. Dico “avviare”, “inventare” perché questo è il nostro compito, il resto lasciamolo agli scrittori.
L’esempio più semplice di binomio fantastico è quello che si può creare con l’aiuto del caso: se io ora penso una parola e tu ne pensi un’altra è probabile che formino un buon binomio, con l’aiuto del caso. Se io penso a "specchio" e tu a "bambina" potremmo combinare le due parole: una bambina con uno specchio (e che ci farà? Si specchierà in continuazione?), una bambina su uno specchio (ma non sarà troppo pesante? E se lo rompe?), una bambina in uno specchio (È rimasta imprigionata dentro? Ci è passata attraverso? Ah, no, a quello ha già pensato Lewis Carroll!), una bambina di specchio (come sarà delicata! E cosa fa, riflette l’immagine degli altri?), lo specchio di una bambina (un po’ banale…), uno specchio in una bambina (speriamo non se lo sia mangiato! Una veloce radiografia ce lo mostrerà!) e così via… Ma forse non è poi così fantastico come binomio, ne esistono a milioni e sempre più stimolanti.
Nella sua Grammatica della fantasia (un libretto ricco si spunti e di idee, che lui definisce non una raccolta di ricette, né un Artusi delle storie) Rodari presenta altre combinazioni di parole che funzionano da binomi fantastici; possiamo associare nomi e aggettivi, nomi e azioni… e anche l’IPOTESI FANTASTICA, a cui lui dedica un capitolo a parte, in fondo non è altro che un binomio: ipotizzando “cosa succederebbe se…” possiamo associare un soggetto e un predicato alquanto distanti tra loro (e se tutte le case fossero senza finestre? Tanto per dirne una, così sul momento).
E Rodari, facendo un po’ quello che anche Munari fa proponendo nell’arte il “cambio di materia” (guarda caso, in un libro che si chiama Fantasia), inventa omini di tutti i tipi: ecco un altro binomio fantastico. Cos’è un omino di vetro, di burro, di porcellana… se non un accostamento alquanto insolito?
Bene, cara amica, ho finito di annoiarti; però prima di lasciarti andare, una critica a Rodari la voglio fare: e sì, è vero, le sue suggestioni sono interessantissime, forse addirittura fondamentali, ma quando leggo "una storia può nascere solo da un binomio fantastico" devo dire che pecca un po’ di presunzione!
Forse ci sono altri modi per scatenare la fantasia, li dobbiamo solo scoprire.

Alcuni libri di Gianni Rodari, utili e interessanti:

Percorso "Ascolto e parlo sulle ali della fantasia" (classe I e oltre)

Oggi vorrei raccontarvi di un progetto semplice e agile che ho svolto quest'anno in prima. Nella scuola primaria, soprattutto nel primo biennio (ma anche oltre) ci sono molti momenti vuoti, in cui i bambini sono stanchi, spesso verso la fine della giornata o anche solo della mattinata. Bisogna quindi armarsi di una ricca casetta degli attrezzi, fatta di giochi in movimento e giochi sedentari... da far fare per risollevare un po' gli animi (e rendere la scuola un po' più leggera).


Io ho voluto approfittare di quei momenti per fare delle attività divertenti sì, ma che avessero anche intenti didattici. Dieci minuti qua e là, certo non tutti i giorni ma al bisogno, per attività che ai bambini sono piaciute tanto e che sono andate a soddisfare alcuni obiettivi di apprendimento che a volte noi maestre cerchiamo di raggiungere solo con l'utilizzo delle schede. Schede sì, ma non solo: variare le attività è fondamentale e questo progetto, grazie alla sua semplicità, permette di farlo in qualsiasi classe senza rubare troppo tempo alla quotidianità, già di per sè molto frenetica.
Si tratta di un lavoro che interessa gli ambiti dell'ascolto e del parlato, in particolare il racconto e quindi lo sviluppo della fantasia.
Come vi racconterò un'altra volta, sono particolarmente appassionata a Gianni Rodari e ai suoi metodi per stimolare la fantasia di adulti e bambini. Ai bambini raccontare in questo modo viene più facile e le strategie che qui riporto possono fare miracoli.
Alla base di tutto il percorso, il binomio fantastico in tutte le sue declinazioni: uno strumento utile a scuola, ma anche a casa per passare il tempo con mamma e papà in modo creativo (o in macchina verso la meta delle vacanze).

ASCOLTO E PARLO SULLE ALI DELLA FANTASIA
DESTINATARI: alunni di classe I (estendibile, con le opportune modifiche, a tutti i cinque anni e oltre!)

TEMPI: un quarto d'ora ogni tanto, nel pomeriggio o al termine delle attività più dispendiose di energia.

giovedì 24 luglio 2014

La Discalculia: spunti dopo la diagnosi

Oggi vorrei fare un approfondimento sulla discalculia, un disturbo specifico dell'apprendimento. Si tratta di una relazione che avevo scritto per un corso di pedagogia speciale, è dunque forse un po' troppo dettagliata; l'ho qui però ridotta e semplificata. Era un peccato non inserirla, visto il problema così poco conosciuto.
Nel testo si affronta il momento che interessa gli insegnanti, più che i genitori, ovvero ciò che arriva dopo la diagnosi (o meglio la relazione educativa) fornita dagli specialisti. Anche i genitori però sono coinvolti in tutto questo, perché sono loro che a casa seguiranno i bambini nei compiti.

BIBLIOGRAFIA UTILE

La presa in carico dopo la diagnosi
1. Quale percorso dopo la diagnosi?
Se le diagnosi di dislessia, disortografia e disgrafia possono essere emesse già alla fine della 2ª classe di scuola primaria, la diagnosi di discalculia deve attendere la fine della 3ª classe; spetta comunque all’insegnante il compito di interessarsi alle difficoltà in aritmetica dei suoi allievi, affinché esse non vengano trascurate in assenza di una vera e propria diagnosi.
Occupiamoci ora del percorso che devono affrontare bambino, insegnanti e famiglia, nei momenti successivi alla diagnosi di discalculia, in altre parole la presa in carico del bambino da parte dei vari attori coinvolti nella sua crescita. Citando Stella, la presa in carico è di vario genere: innanzitutto
una presa in carico riabilitativa, intervento condotto da uno specialista della riabilitazione (ad esempio il neuropsicologo); poi, una presa in carico rieducativa che coinvolge educatori, insegnanti e familiari in un progetto di respiro più ampio per tutto l’arco della scolarizzazione. È qui che si
colloca l’intervento dell’insegnante di classe o di sostegno (in caso di comorbilità con altri disturbi), intervento che ovviamente deve coinvolgere tutto il team dei decenti e i genitori.

mercoledì 23 luglio 2014

Anche in prima si può fare arte

Come qualcuno saprà, quest'anno ho avuto la fortuna di lavorare come maestra quasi unica, su una bellissima classe prima elementare. Non avendo ben chiaro come muovermi per quanto riguarda l'insegnamento di Arte e Immagine, ho pian piano costruito un progetto che i bambini hanno molto apprezzato, dimostrandomi di attendere con ansia l'ora di Arte.
Ho voluto parlare di Arte con i bambini e non semplicemente di disegno, perché il disegno era ciò che comunemente facevano sui quaderni e nei momenti liberi, mentre Arte doveva essere quello spazio mentale più che fisico, quel laboratorio in cui dedicarsi a qualcosa che per loro era nuovo e attraente.
Le attività proposte sono relative ai periodi dell'anno e alle festività che abbiamo incontrato, molti spunti però sono trasversali e, con qualche adattamento, estendibili anche a classi successive alla prima (o perché no, all'infanzia!).
Non è un progetto perfetto, ci sono sicuramente lavori più completi su guide didattiche (ma per Arte scarseggiano) e su siti di didattica; questa è una proposta semplice, un primo approccio ad Arte e Immagine, un raccordo tra scuola dell'infanzia e primaria.


Percorso didattico: anche in prima si può fare arte
OBIETTIVI In riferimento alle Indicazioni nazionali per il curricolo (…) del primo ciclo d’istruzione 2012:
- esprimersi e comunicare, osservare e leggere le immagini: elaborare creativamente produzioni personali e autentiche per esprimere sensazioni ed emozioni;
- rappresentare e comunicare la realtà percepita;
- trasformare immagini e materiali ricercando soluzioni figurative originali;
- sperimentare strumenti e tecniche diverse per realizzare prodotti grafici, plastici, pittorici (…);
- guardare e osservare con consapevolezza un’immagine e gli oggetti presenti nell’ambiente descrivendo gli elementi formali, utilizzando le regole della percezione visiva e l’orientamento nello spazio;
- riconoscere in un testo iconico-visivo gli elementi grammaticali e tecnici del linguaggio visivo (linee, colori, forme, volume, spazio), individuando il loro significato espressivo.

martedì 22 luglio 2014

“FIORITI DALLA PAROLA” Strategie di scrittura in versi in una classe quarta

Prima del laboratorio cosa pensavi della poesia?
5 - 10 versi messi insieme.
Ora cosa ne pensi?
Un insieme di sentimenti, cose fantastiche, quello che pensiamo…

Vorrei inaugurare questo blog presentando il progetto che più mi ha coinvolta durante gli anni di studio universitario. Forse non tutti sanno che durante il corso di laurea in Scienze della Formazione Primaria, il tirocinio dell'ultimo anno (per lo meno in Bicocca, dove ho avuto la fortuna di specializzarmi) è finalizzato alla stesura della relazione finale, detta comunemente tesi di laurea.
Si tratta di un lavoro complesso che deve continuamente spaziare tra teoria e pratica, uno scritto in cui si deve tenere conto sia delle basi teoriche su cui ci si appoggia sia del lavoro che concretamente è stato svolto in classe. Fin dal momento della progettazione iniziale teoria e pratica si rincorrono, si mescolano, si allontanano; didatticamente parlando si tratta di un continuo riprogettare in itinere, senza tralasciare la questione della relazione educativa, altrettanto importante.
Per questo motivo, è sempre più completo presentare e proporre ad altri non la bozza iniziale, ovvero la prima traccia del percorso ipotizzato, ma il risultato finale.

Provo, dunque, a sintetizzare il lavoro svolto nell'anno 2011/12 in una classe IV di una scuola vogherese; il lavoro, con le opportune modifiche, è estendibile anche a classi terze e quinte.

Perché questo percorso?
Grazie alle lezioni di letteratura italiana e didattica della letteratura italiana svolte in università e in generale all’approccio che la Facoltà di Scienze della Formazione cerca di trasmettere agli aspiranti maestri, ho compreso che avrei potuto mettere in gioco la mia passione per il testo poetico in un progetto didattico, potendo così coinvolgere gli alunni nel migliore dei modi.
Facendo riferimento alla classe che avevo di fronte, ho cercato di lavorare su due fronti, proponendo ai bambini un percorso che integrasse la lettura di tipi di testo diversi tra loro e la produzione scritta.
Dopo una prima fase di raccolta delle preconoscenze, ho scoperto che per questi bambini la poesia era una cosa astratta, lontana e non ben definita, considerata difficile e priva di ogni intento comunicativo.

lunedì 21 luglio 2014

Perché un blog?

Questo blog nasce con l'intento di raccogliere esperienze e opinioni sulla scuola, l'insegnamento, l'educazione.
Non vuole essere un raccoglitore di schede didattiche (ce ne sono già troppi nel web e non sempre all'altezza): a quello scopo noi insegnanti di primaria possiamo far riferimento a ottimi quaderni operativi, sicuramente più precisi e organizzati di quanto possa realizzare io!

L'obiettivo non è solamente proporre buone pratiche o esperienze positive, ma soprattutto continuare a porsi domande.
Perché nell'insegnamento la prima cosa da fare è porsi domande, sempre e in continuazione.

Il focus sarà in particolare la scuola primaria (date le mie esperienze dirette), senza tralasciare alcune problematiche trasversali sulla scuola e l'educazione.

Vi invito a seguire il blog anche alla pagina Facebook Pedagogia e didattica, in cui sarà possibile anche condividere altri articoli più autorevoli e commentare insieme.
Perché una pagina Facebook? Come tante altre pagine di didattica, questa nasce per il piacere della condivisione, per arricchire tutti insieme il nostro lavoro.

 
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